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CUORE DI SEPPIA

Journal of poetry - ART - SPIRIT - LIFE



martedì 24 dicembre 2013

Merry Christmas | Happy cool Year!

Ho sempre scritto i miei auguri, provo a fare un po’ d’ordine e a metterli su “carta” anche adesso. Quest’ultimo mese mi ha messa a dura prova. La mia famiglia ha vissuto in 24 ore la tragedia della perdita, il miracolo della nascita, la mia definitiva partenza. Il dolore, la gioia infinita, gli interrogativi di una vita, chiusi dentro una valigia arrangiata troppo in fretta. Ci sono salite, scosse e dirupi sulla strada. E ci siamo noi, a doverla percorrere tutta. Non avremo sempre le scarpe adatte, ci pioverà dentro e faranno male, fino a farci sanguinare. Pioverà, potete scommetterci che pioverà! Le spalle inizieranno a pesare, l’idea di voler mollare il colpo verrà a solleticarci la gola. Potremmo fermarci. Voltarci indietro e tornare sui passi sicuri già messi insieme. Ma tutto quello che ci aspetta è dall’altra parte dell’orizzonte. Per cui non lamentatevi. Non nascondetevi. La paura non esiste. Non posticipate. Non chiedete sempre aiuto. Non rassegnatevi. Avete le possibilità, non create alibi. Nessuna scusa. Lasciate casa. Muovetevi, datevi da fare. Non sostate. Non lasciate passare gli anni. Prendete decisioni comunque, perché non sarete mai sicuri di niente. Programmate. Iniziate. Mettetevi in cammino. Realizzate quello che avete in mente. E rischiate tutto per quello che avete nel cuore. La persona che volete essere vi sta aspettando. Io vi auguro un giorno di poterla conoscere.

Niente da aggiungere {per il momento}.
Un abbraccio forte, di cuore,


Sara

martedì 3 dicembre 2013

#3 Pratiche burocratiche

Arrivare in un’altra città, con la consapevolezza e il desiderio di volerci vivere o trascorrere parte della propria esistenza, comporta una serie di pratiche (talvolta macchinose, ma non è questo il caso) da dover sbrigare. Avendo già firmato un contratto di lavoro prima di partire, per me è stato più semplice ottenere in breve tempo tutti i documenti di cui avevo bisogno. Procediamo con ordine. 

1. INTERNET 
Per qualche strana ragione, ottenere una connessione internet (broadband) in casa, richiederà molto più tempo e passaggi di quelli che vi possiate aspettare. Ancora adesso, scrivo e pubblico grazie al mio cellulare. Il primo appuntamento utile ottenuto con il tecnico che si occuperà dell’istallazione è il prossimo 10 di dicembre. Da quel momento dovranno passare altri 10/12 giorni per poter navigare senza dover “scroccare”. In tutto impiegherò un mese per avere il wifi e aggiornare il blog dal mio divano. Potete ovviare comprando una chiavetta (stick), ma le offerte non sono buone [30 £ per 1GB e 70 £ (si tocca quota 100 euro) per 2GB; è quello che mi hanno proposto da EE (ladri!)].
  
2. SCHEDA TELEFONICA 
La primissima cosa da fare, se non volete restare fuori dal mondo, e avete bisogno di comunicare con i vostri familiari, o solo postare scatti a ripetizione su Instagram per far crepare di invidia i vostri ex colleghi, è comprare una nuova scheda telefonica (sì, ciò significa avere un nuovo numero da dover imparare a memoria) e, soprattutto, attivare una promozione che sia ideale per voi e che soddisfi i vostri bisogni da bulimici della rete. I miei erano quelli di avere una connessione ad internet veloce e almeno 2/3 GB  di cui disporre. Ho scelto EE (di cui fanno parte anche Orange e T-Mobile), che mi garantisce con 25 pounds al mese (non è poco, lo so) 400 sms, 200 minuti di chiamate e 4GB di internet con una connessione 4G {trasmessa con fibre ottiche, velocissima e non ancora attivata in Italia}. P.s. qualcuno mi ha parlato della vantaggiosissima Lykamobile, devo approfondire!

3. BANCA 
Dovete aprire un conto, già, ma sarà più semplice del previsto. Quando vi recherete in banca, vi verrà comunicato il giorno in cui è stato fissato per voi l’appuntamento per avviare la pratica. Il funzionario che mi ha servita ha avuto bisogno solo di qualche notizia sul mio nuovo lavoro (per intenderci, quanto avrei preso di netto al mese!), sulla mia nuova e sulla vecchia residenza e mi ha chiesto una "proof of address", ciòè di mostrargli un documento (bolletta o ricevuta della Council Tax) che attestasse la mia permanenza nel nuovo appartamento (io avevo già chiesto alla proprietaria di fornirmene una vecchia, visto che io mi sono appena trasferita). Mi ha aperto un Classic account e that’s it. Tre giorni dopo, nella posta c’era la mia carta e il giorno seguente è arrivato anche il pin. Posso fare acquisti, eh già! 

4. NATIONAL INSURANCE NUMBER 
Per lavorare in Scozia (ma anche in Svezia è così) bisogna possedere il NIN, una sorta di numero personale a metà fra la carta d’identità e il codice fiscale. Si ottiene telefonando allo job center negli orari di ufficio e presentandovi all’appuntamento che fisseranno per voi. [Che puntualmente sarà in orari assurdi e in giorni lavorativi]. Vi verrà chiesto perché siete in UK, qual è il motivo del vostro trasferimento, se siete sposati o siete mai stati condannati (io ho rubato un pacco di liquirizie una volta, ma non mi hanno mai scoperta e non mi sembrava il caso di sputare il rospo proprio in quel momento). Portate con voi passaporto, carta d’identità, codice fiscale e, se l’avete, copia del vostro contratto di lavoro. Nelle due settimane successive al colloquio dovreste ricevere per posta il vostro NIN. Io non vedo l’ora di ricevere il mio (così, per soddisfazione personale). 

5. TRASPORTI 
Ad Edimburgo la metro non c’è. Il servizio di bus che collega i vari punti della città è molto efficiente. Ogni singola corsa costa 1,5 sterline, £ 3,5 per un biglietto giornaliero. Potete acquistare il vostro ticket sul bus (accertatevi di avere spicci) o tramite cellulare utilizzando l’apposita app. Ci sono diverse compagnie, ma io ho sempre preso al volo i bus della Lothian. Se avrete bisogno di un abbonamento settimanale (£ 17) o mensile, dovrete recarvi in uno dei punti accreditati distribuiti soprattutto in centro. Vi faranno una foto (oscena) e in un minuto la vostra tessera sarà pronta. Io sono a 5 minuti a piedi dal lavoro. Attraverso un parco magnifico e sono in ufficio. Ho la mia scheda personale, ma l’ho usata solo 2 volte. (Il tragitto da casa a lavoro e viceversa è la parte della mia giornata che preferisco, ve ne parlerò. Mentre passeggio sono sempre felice).

6. SUPERMERCATI/CIBO 
Ragazzi, siamo in UK. Il posto in cui la pasta col ketchup è tra le specialità della casa. Ho cercato la mozzarella di bufala e nada. Il prosciutto di Parma, ma non ve n’è traccia. E il supermercato sotto casa ha solo le penne lisce di farro! E di dubbia, dubbissima provenienza. In compenso viva i sandwiches col pollo. Ne vado ghiotta (devo per forza), e viva, viva le Tyrrells! Le patatine di cui non riesco più a fare a meno. Guai a non sgranocchiarne un pacco prima di addormentarmi, meglio della camomilla. (In mancanza di altro, so che capirete). In ogni caso, ci sono varie catene di supermercati in cui rifornirsi di schifezze a sufficienza: Tesco, Sainsbury’s, Waitrose e Lidl. Per l’acquisto di detersivi, cacciaviti e martelli (vi parlerò della mia fantastica avventura con i mobili Ikea) e altre varie utilità casalinghe, sappiate che c’è qualcosa di grandioso che va sotto il nome di Poundland. Il posto in cui porti a casa il mondo a 1 sola sterlina. Attrezzi per l’edilizia e il montaggio fai da te compresi.

Ѐ trascorsa la mia prima settimana qui e in tutto questo bailamme di pratiche da sbrigare, primi approcci alla città e assestamento emotivo, c’è stato anche il mio primo giorno di lavoro. Avrò tempo (e voglia) di parlarvene, perché penso di essere davvero felice. Grata e anche incredula che abbiano scelto proprio me. Piena di voglia di spaccare e ricambiare la fiducia che mi è stata accordata; ma soprattutto perché so davvero che vi piacerà, almeno quanto piace a me. Finisco di mandare giù questo latte macchiato, saluto i ragazzi di Starbucks, compro 1 pacco di chips e torno a casa. Domani sarà un’altra lunga, lunghissima (e bella, ma bella) giornata!



martedì 26 novembre 2013

#2 Trovare casa a Edimburgo


Cercare casa ad Edimburgo non è affatto difficile. In confronto a quanto avviene nella capitale svedese, ad esempio, qui in pochi giorni e senza troppi sforzi si riesce a trovare una buona sistemazione. Sarò la solita detestabile fortunata, ma a me è andata subito bene. Non sono stata io a cercare casa, è stata lei a trovare me. Che abbiate bisogno di una stanza in un appartamento da condividere o di un posto tutto per voi, i siti più popolari da consultare sono Gumtree, Citylets e Spareroom. A me è bastato registrare il mio profilo su quest'ultimo, per ricevere decine di messaggi nel giro di poche ore. Qualcuno vi proporrà bettole mal ridotte, qualcun altro di andare a vivere nel suo nido d'amore (se non siete in cerca del principe azzurro, ma del castello, evitate di caricare la vostra foto in bikini sul bagnasciuga). Shu-Chen mi ha contattata via mail, parlandomi di un appartamento ultramoderno rimesso a nuovo a pochi passi dal mio futuro ufficio. Pareti bianche, una grande finestra affacciata sui tetti in pietra della Old Town e parquet ovunque (cosa abbastanza rara in UK). Ho versato il deposito dall'Italia (correndo un rischio, lo so) e bloccato la casa senza averla mai vista, se non in foto. Ho tirato un sospiro di sollievo dopo aver firmato il contratto e benedetto questa piccola donna di Taiwan per aver scritto proprio a me quel giorno. Gli omini dell'ikea hanno già consegnato il letto, ora tocca all'armadio. Anche il prossimo week-end lo passerò a montare. Non l'avrei mai detto...

venerdì 22 novembre 2013

#1 La partenza \\ Andare a Vivere in SCOZIA

Ci sono! Arrivata a destinazione. Il volo da Roma è stato lungo e sfiancante. Non solo per lo scalo di due ore a Londra, ma perché la valigia andava ben oltre i 23 kg consentiti (hanno chiuso un occhio) e il bagaglio a mano quasi li sfiorava. In tutto, ho trascinato dall'Italia molto più di quello che io stessa riuscirei a pesare, anche dopo un pranzo della domenica cucinato da mamma. Magari ho dimenticato qualcosa di fondamentale, ma la mia gonna a ruota, piegata come fosse un origami per farcela entrare, è con me! A parte questo, non tanto per scaramanzia (ma quasi solo per quella), la sera del viaggio ho dormito in hotel. Lo stesso in cui ho trascorso la notte prima del colloquio, ormai più di un mese fa. Il concierge mi ha riconosciuta, congratulandosi con me per aver ottenuto il posto. Io l'ho ringraziato, per aver portato fortuna. E mi è sembrato bello, avere già qualcuno da ritrovare, in questa vita nuova. Beh, insomma, eccomi. Atterrata in Scozia. È da qui che scriverò d'ora in poi. Da una capitale storica, amichevole e calda, a dispetto del clima. Sperando di aver trovato casa. 

venerdì 15 novembre 2013

INIZIA L'AVVENTURA


EMIGRARE [SENZA RIMETTERCI LE PENNE]
Cuorediseppia è un diario privato. Talvolta confuso; lo è una donna che arrossisce, ammiccando. Ma è sempre stato vero. La narrazione di come io ho visto il mondo [accadere le cose], dei tanti viaggi e degli incontri diventati importanti. Ho spiegato le vele, per solcare le terre verdi della Scozia. La mia avventura è una possibilità. Di vita diversa, di crescita, di cambiamento, di scoperta. Non solo per me. I dubbi di chi parte sono anche quelli di chi vorrebbe partire. Le paure e le curiosità. Ogni minima preoccupazione. Che sia legata al trasloco, alla ricerca di un lavoro, o alle tante pratiche da sbrigare, non solo per potersi integrare, ma per sentirsi integrato. Parte di qualcosa che è diverso, e lo è, ma che è diventato “casa”. Tutto questo per dire che ci siamo. Fra qualche giorno ho l’aereo. Racconterò il mio stato d’animo, l’entusiasmo. La burocrazia, la quotidianità, ogni passo falso. Magari potrà servire a qualcuno, disorientato come me all’inizio. Il 51% degli under 30 vuole lasciare l’Italia. 2 milioni sono quelli che lo hanno già fatto. C’è chi ha detto che scappiamo. Non siamo noi a fuggire, è il paese che ci ha sradicato.

venerdì 1 novembre 2013

Un addio, un trasloco, un pensiero fisso.

Sapevo sarebbe stata dura. L’avevo messo in conto. Ma la fine è una scoperta tremenda. Ogni addio è sorprendente a suo modo, dilaga senza pazientare. Un respiro profondo non basta, prima dell’apnea. Non c’è aria a sufficienza nei polmoni, si torna in superficie stravolti. Talvolta spaiati, comunque diversi. Scrivo su un letto che ho appena disfatto, dopo aver svuotato l’armadio, tirato via i quadri dalle pareti bianche, che avevo stuccato i primi giorni di marzo. Lascio Roma, il semaforo senza verde, i clacson sulla Tiburtina, le pesche, le granite. La sveglia delle 7 in punto, la metro fino a Rebibbia, gli studi della Sitcom, la mia redazione. I volti che studiavo appena arrivata sono ora quelli di una famiglia. Ci sono state bozze da leggere, fino ad avere gli occhi rossi di sale, da rivedere, da inviare allo stampatore. Ordini di approvvigionamento, consuntivi, refusi, Torino e Francoforte. Ci sono state cartelle condivise, pause condivise e caffè presi al sole. Tutto a dire che io sono stata lì. Lascio tre cassetti vuoti, le calamite e i pastelli a chi ci sarà. Il buongiorno di Steno, che scrutava dal suo schermo il mio lavoro e si affacciava ogni tanto. Il suo abbraccio in un momento di sconforto, nonostante l’avessi per mesi insultato. Davide Editore (e anche Daniele). Il piglio da paperino, le battute sconce sulle prostitute, sulle sue notti brave. Con l’ultimo tentativo, fallito, di aggancio, un’ora prima che salutassi l’ufficio. Lascio Cristina alla sua buona stella, che già luminosa va tracciando la rotta. Anita senza scarpe sotto la scrivania. Viviana e le sue fragili follie piene di vita. Le grafiche, che fanno il tifo per me, e il corso di volgarità al quale non mi sono ancora iscritta. Mamma Koral e i suoi sogni da interpretare ogni mattina. La sua forza, di una donna ispirata. Gli starnuti di Veronica, l’eleganza inarrivabile di Luisa. L’emozione che mi ha travolta all’annuncio di Emanuela, la sua tenacia. Simona, Cristina e Valentina. Ignazio (così l’ho battezzato io), la sua musica, che un giorno ha rosicato, ma non mi ha detto perché. Francesco che non scrive di cucina. Che salta il pranzo per andare a farsi una nuotata. Che mi prende in giro perché non sto mai zitta, perché ne ho sempre una, nonostante nessuno l’abbia chiesta. Che mi lascia senza parole prima di andare via. Il suo naso da clown è il regalo della vita. Lascio Antonella, le confidenze di sorella, le sere all’Opera, la notte che è rimasta a casa mia. Lei e le sue domande a cui cerca risposta, nascosta dalla luna. Che è bella, ma bella, e non lo vede ancora. Evelina. Che il primo giorno non c’era, che oggi non potrei stare senza. Che ho avuto paura di deludere, che ora ho paura di perdere. L'Ingegner Magnaghi, che ci prova, e ci prova ogni volta. Corrado, i suoi sorrisi e le giornate no. Angelo e le orecchie da topo, Sciacca e la pacca sul culo, con la scusa che porta fortuna, che mi si aprono i chakra. Luca e il suo tortino (e tutti i doppi sensi, le cazzate che ci siamo detti), gli chef di Casa Alice, i ragazzi della produzione. Agosto, passato troppo in fretta, quando tutti erano in ferie (ma io e te no). Lascio ogni lunedì mattina. La schiscetta, la mia casella di posta ancora piena. Ogni ora passata, ogni ora persa. Lascio una parte di me, gagliarda e tosta. Potessi aver avuto scelta.

martedì 15 ottobre 2013

S(co)ZIA

Sono arrivata in un giorno di pioggia. A stomaco vuoto, con l’influenza. Ho dormito come un sasso, risucchiata dal piumone di un letto appena fatto, di un hotel del centro. Una tisana calda, la sveglia puntata e la tv accesa, che mi tenesse compagnia, durante un sonno profondo, profondo, profondo. Ho stretto forte la mano e sorriso, cercando di non arrossire. E poi ho ripreso la strada. Due voli, uno scalo, un treno mancato, fino a casa. La solita stanza. Ho aspettato lunedì. Che il lunedì cambia la vita. Mi hanno fatto sapere. A quanto pare è andata. Le dimissioni, la firma sul nuovo contratto. Millecentoventisei fobie scatenate in un istante. Una reazione allergica agli addii. Un trasloco da organizzare, una città nuova. Un’avventura che parte. E io che vado via. Che ci provo. Che se non ora quando. Che vi porto tutti con me. A Edimburgo.

venerdì 27 settembre 2013

Tutte le strade portano a [Roma]?

Può darsi sia il tempo di cambiare di nuovo, di ripartire. Per un’avventura che chiama. Sono a Roma da qualche mese e la luce del sole che cala, o si è già dileguato, quando esco dall’ufficio mi piace. L’attesa della metro alla mattina, con la stessa canzone nelle cuffie e il pranzo nella borsa. La mia scrivania, la pausa caffè, il sorriso dei colleghi, le confidenze di un’amica. Mi hanno chiamato. Ho superato una serie di colloqui, ma non pensavo. Siamo rimasti in due e vorrebbero conoscermi. Così prendo un volo. Li raggiungo giovedì. Vedremo cosa sarà. Se un colpo di fulmine o no. Un nuovo paese, un'altra città. Ora, che sto bene anche qui. Che comincio a pensare ci sia un posto, piccolo piccolo, per me in Italia. Ricominciare e mettersi alla prova o prendersi il buono che c’è. Saprete presto come sarà andata. Magari stavolta resto a casa.


Photo by Quentin Shih

giovedì 19 settembre 2013

Anche se era un sogno.

Mi faccio scivolare Roma. La sveglia precoce, una notte scomposta, il caffellatte, ma caldo. Lo stesso treno preso di corsa. Trovando posto accanto a un vecchio con le mani peste e le caviglie di vetro. Una stanza qui a casa è rimasta vuota. L’ha presa una ragazza di Salerno, solo questo so. E mi basta. Di lei. Per ora. Settembre toglie il fiato. Settembre tutto riconduce a te. Non faccio che pensare. Che non ho detto una cosa. E poi mi manchi. Settembre toglie il fiato. Mi divora.

mercoledì 11 settembre 2013

QUARTA ORA DELLA NOTTE

Varrà comunque la pena introdurre un ulteriore elemento di riflessione che mi sta particolarmente, in questi tempi, caro e cioè: non potrebbero queste poesie anche chiamarsi "APPUNTI DI UNA FENOMENOLOGIA DELL'ABBANDONO?". Non potrebbero cioè costituire, nella loro secchezza e lapidarietà, ardenti reperti cerebrali della nostra comune situazione di abbandonati? Di abbandonati dalle cose, dal mondo, da noi stessi? Non potrebbero esprimere ANCHE la umana condizione di stare soli, sotto il sole, a dimostrare che siamo senz'ali. E che niente ci protegge dall'Amore?

P. V. Tondelli

lunedì 9 settembre 2013

In love.

Fra tutti i modi di produzione dell'amore, fra tutti gli agenti disseminatori del male sacro, certamente uno dei più efficaci è questo gran soffio di agitazione che a volte passa su di noi. Allora l'essere col quale in quel momento ci piace stare, il dado è tratto, sarà lui che ameremo. Non c'è neanche bisogno che finora ci sia piaciuto più di altri, e neppure altrettanto; bisogna solo che il nostro gusto per lui sia diventato esclusivo. E la condizione si è verificata quando — nel momento in cui è mancato — alla ricerca dei piaceri che ci dava il suo fascino si è sostituito improvvisamente in noi un bisogno ansioso, che ha per oggetto quel medesimo essere, un bisogno assurdo, che le leggi di questo mondo rendono impossibile da soddisfare e difficile da guarire, il bisogno insensato e doloroso di possederlo. 

Marcel Proust.
Photo by Ralph Morse - Hyde Park, London, 1944 


venerdì 2 agosto 2013

Nel mio cuor s'annida Scarpia

Una doccia svelta, a sciogliere le ore d’ufficio. Una camicia fresca e il rossetto rosso per la prima della Tosca. Poche fermate e si riaffiora. Quanto è bella la città quando il sole non cuoce più, la pietra è ancora calda, le Terme di Caracalla, la brezza della sera di un’estate appiccicosa, i capelli sciolti, l’attesa, la prima nota. Cavaradossi, ma io aspetto Scarpia. Lei in un abito rosa, Roma fascista, i rintocchi di una campana. E lucean le stelle, il cuore che trabocca. Perdo la metro per tornare a casa. Aspetto il notturno, così due ciclisti con le gomme a terra. Quanto è bella la città all’una di notte, i Fori sonnecchianti. Si fa ancora in tempo per una granita di gelsi. Mizzica. La via di sempre, le chiavi, tanta sete. Un pigiama improvvisato per Anto che resta a dormire da me. Le confidenze di un’amica, quello che resta di una serata innamorata. La musica, la prosa, un senso di pienezza che s’insinua. Ma nel mio cuor che s’annida? S’accomodi, io faccio strada.

sabato 6 luglio 2013

Aiuta.

I lividi. Chet Baker. La liquirizia. Il segno del costume. L’ansia prima di un esame. L’ansia della prima volta. L’ultima volta. L’acqua salata. L’apnea. La linea L da Brooklyn a Manhattan alle tre di notte dopo un margarita. Van Basten. Cavaradossi. L’album di Lorenzo. La sera che è venuto al mondo. Le ginocchia sbucciate. Il profumo dell’uomo che ti invita a ballare. La pista deserta. I ricci di mare. Un bacio rubato con dolcezza. La presa decisa. Il recupero raggiunta la cima. Apollonia Corleone che salta in aria, Micheal quando la spoglia. Roth. Le buste della spesa. La fermata sotto casa. Un rovescio che fila dritto e le scarpe sporche di terra rossa. Una doccia. Una sudata. Tutte le volte che ho preso un treno di corsa. Quelle che ho atteso che passasse. Eddie Vedder. Una cena improvvisata. Un’ora in libreria. C’era una volta in America. Le converse in ufficio. La granita di gelsi. La fika. L’arcipelago di Stoccolma. Il cinema all’aperto nel West Village. Le chiacchiere con mia sorella. I mondiali del ’90. Il primo giorno di scuola. Il rumore dei tasti in redazione. Scrivere. Ricominciare. I limoni. Basilico. I limoni.


E a voi cos'è che AIUTA?


domenica 23 giugno 2013

Serenata vs RAP

Si chiama Moreno ed è l’ultimo fenomeno lanciato dai talent. Ha ritmo da vendere, il piglio risoluto di chi la sa lunga e la battuta sempre pronta. In poche parole è un rapper. Una sorta di trovatore moderno, mai a corto di rime taglienti. Le mie colleghe sono tutte d’accordo: “Il ragazzo farà strada”, dicono. Più che altro la troverà spianata. Da Fabri Fibra ai Club Dogo, non c’è radio che non trasmetta pezzi sincopati di rapper nostrani. A contendersi la hit del momento, però, ci sono rivali temibili. Altro che rap: nella stagione dei fiori d’arancio, a farla da padrone sono gli stornellatori. Cantanti più o meno improvvisati, e non sempre dall’ugola d’oro, che “portano la serenata”. Vestiti da Rugantino, si appostano sotto il balcone della futura sposa e intonano canzoni d’amore fino a notte fonda. Il repertorio è sempre lo stesso, per la gioia del vicinato. “Ciumachella de Trastevere” non sarà il nuovo tormentone: per ora di sicuro è un tormento.


Pubblicato su A, giugno 2013

martedì 11 giugno 2013

L'amore secondo me.

Angela per me è stata tutto. Costituiva una certezza attorno a cui tutto girava. Una certezza di libertà. E un senso di sicurezza. Lei era il palo, al quale l’elefante decide di farsi legare con un filo di seta. Se l'elefante dà uno strattone può scappare quando vuole, ma non lo tira. Ha scelto di essere legato a quel palo, con un filo di seta.

Tiziano Terzani, poco prima di morire, si esprime così su sua moglie, conosciuta all'età di 17 anni e con la quale ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni.

Abbiamo sempre preso tutte le decisioni insieme, tutto è sempre stato condiviso, anche quando lui ci lasciava e se ne andava via per parecchio tempo. Ma questa non è una mancanza di amore o di rispetto, anzi, l’amore e il rispetto reciproco nascono proprio dalla libertà di lasciare all’altro la possibilità di seguire il suo destino. Anche io sono una gran privilegiata, avere vissuto tutta la mia vita al fianco di un uomo come Tiziano, è un regalo. E la vita non regala molto.

Angela Terzani su suo marito.

mercoledì 8 maggio 2013

Almost blue

Chi vi ha detto che ero qui? Ho tre liquirizie dure e l’erba tra i capelli. La luna fredda a tenermi testa. S’insinua un’aria d’acqua appiccicosa, la terra è sudata. Chi vi ha detto che ero qui? Ho due liquirizie dure e ciglia di carta. Pensavo a quanti passi ho messo insieme. Le scale mobili. Un meccanismo di protesta. Avanza la strada. Quanta ne avrò già fatta. Chi vi ha detto che ero qui? L'ultima liquirizia e Chet Baker in gola. Un canto salato fino alle ginocchia. Che stia tutto per finire. Che stia tutto per iniziare. Che sia tutto come doveva andare. Nessun profilo tirato. Da un taglio azzurro, cola già la luce.


Photo by Saul Leiter

domenica 28 aprile 2013

La città del sole

"La mia città ideale è una Stoccolma assolata, libera e inquieta. Il profumo del pane di mio padre a scaldare l’aria e buoni amici da ritrovare alla sera".

QUI trovate il resto della mia intervista su Wowanderlust 

E voi cosa dite, qual è la vostra città ideale?

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giovedì 25 aprile 2013

International Journalism Festival 2013

Ho strappato un giorno d'ufficio, ho fatto il biglietto all'ultimo minuto e di corsa ho raggiunto il binario per non perdere il treno. Destinazione Perugia. A un anno da lì. E ritrovarli tutti. Aspettare la sera, bere sulle scale qualcosa. Frizzante, frizzante, ghiacciata. Non vedo l'ora di riabbracciarli e ridere a crepapelle con Simona.


Photo by Antonio Doldo

giovedì 18 aprile 2013

Lui gioca con le bambole

Secondo statistiche recenti, la Svezia è uno dei paesi con il più alto tasso di natalità in Europa. Non solo si fanno tanti figli: qui i bambini godono di diritti e tutele speciali. Una vecchia legge del 1979 ha addirittura messo al bando punizioni e sculacciate. Considerando fuorilegge chiunque sia sorpreso a riprendere i pargoli dopo una marachella. A Sodermalm, quartiere a sud della città, ha fatto molto discutere il progetto Egalia. Un asilo in cui ci si rivolge ai più piccoli con il pronome neutro “hen”. Nessuna distinzione fra maschile e femminile per evitare discriminazioni sessuali. Nessuna fiaba stereotipata. Alle bambine le macchinucce, i maschietti giocano anche con le bambole. Magari il progetto funziona, ognuno può essere liberamente ciò che vuole già in tenera età. Sorrido mentre penso al piccolo Lorenzo. A 2 anni  odia le barbie e impazzisce per le veline. Per l'asilo di Stoccolma è decisamente troppo tardi: lui ha già le idee chiare.


Pubblicato su A, num. 17, aprile 2013
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