Potrebbe bastare il mare. A impazzirci dentro. Quello che resta alla fine di un viaggio è quello che vado cercando il resto del tempo. Il senso del perpetuo. Incamminarsi, partire, salire, raggiungere, tornare indietro e cambiare strada. Finalmente quella giusta. Restare in silenzio, intendersi, gesticolare, infilarsi in un taxi, tra la folla, reagire, rapire uno sguardo, portarlo con me e sentirlo addosso per sempre.
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SULTANAHMET © SARA IZZI |
Resta lo zucchero sulla frutta alla fine del pranzo, i pensieri sguinzagliati nel traffico, le confidenze, il capo coperto, la foto da rifare, un simit diviso in strada, il vento sul ponte di Galata, un desiderio affidato a Santa Sofia. Resta la voce di Eve, il suo profumo dolce che non avevo dimenticato, la cena alla cisterna, la luce spenta dopo la buonanotte in stanza.
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MERCATO © SARA IZZI |
Resta la corsa, gli spari durante la protesta, il vapore del bagno turco, la pelle morbida. Un volo che mi riporta a casa, che non atterra in Italia. Lascio le ragazze sul Bosforo. Raggiungo il gate. L’uva qui sa di miele, di un miracolo avvenuto al sole. Ne faccio scorta, parte con me.
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HAREM, TOPKAPI PALACE © SARA IZZI |
Così sono a bordo. Posto finestrino 4A. In attesa del prossimo viaggio, chiudo gli occhi e assaporo il ritorno. Sa di miele. Di un miracolo avvenuto al sole, anche questo.