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CUORE DI SEPPIA

Journal of poetry - ART - SPIRIT - LIFE



venerdì 2 agosto 2013

Nel mio cuor s'annida Scarpia

Una doccia svelta, a sciogliere le ore d’ufficio. Una camicia fresca e il rossetto rosso per la prima della Tosca. Poche fermate e si riaffiora. Quanto è bella la città quando il sole non cuoce più, la pietra è ancora calda, le Terme di Caracalla, la brezza della sera di un’estate appiccicosa, i capelli sciolti, l’attesa, la prima nota. Cavaradossi, ma io aspetto Scarpia. Lei in un abito rosa, Roma fascista, i rintocchi di una campana. E lucean le stelle, il cuore che trabocca. Perdo la metro per tornare a casa. Aspetto il notturno, così due ciclisti con le gomme a terra. Quanto è bella la città all’una di notte, i Fori sonnecchianti. Si fa ancora in tempo per una granita di gelsi. Mizzica. La via di sempre, le chiavi, tanta sete. Un pigiama improvvisato per Anto che resta a dormire da me. Le confidenze di un’amica, quello che resta di una serata innamorata. La musica, la prosa, un senso di pienezza che s’insinua. Ma nel mio cuor che s’annida? S’accomodi, io faccio strada.

2 commenti:

  1. Il tuo racconto è molto coinvolgente

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  2. ci credi se ti dico che l'anno scorso dopo due mesi di afa è arrivato il diluvio proprio sull'ultimo atto, costringendo le signore in abito da sera a fuggire dal teatro all'aperto, tacchettando sotto la pioggia? resta ignoto. sfiga nera...

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