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CUORE DI SEPPIA

Journal of poetry - ART - SPIRIT - LIFE



mercoledì 8 maggio 2013

Almost blue

Chi vi ha detto che ero qui? Ho tre liquirizie dure e l’erba tra i capelli. La luna fredda a tenermi testa. S’insinua un’aria d’acqua appiccicosa, la terra è sudata. Chi vi ha detto che ero qui? Ho due liquirizie dure e ciglia di carta. Pensavo a quanti passi ho messo insieme. Le scale mobili. Un meccanismo di protesta. Avanza la strada. Quanta ne avrò già fatta. Chi vi ha detto che ero qui? L'ultima liquirizia e Chet Baker in gola. Un canto salato fino alle ginocchia. Che stia tutto per finire. Che stia tutto per iniziare. Che sia tutto come doveva andare. Nessun profilo tirato. Da un taglio azzurro, cola già la luce.


Photo by Saul Leiter

domenica 28 aprile 2013

La città del sole

"La mia città ideale è una Stoccolma assolata, libera e inquieta. Il profumo del pane di mio padre a scaldare l’aria e buoni amici da ritrovare alla sera".

QUI trovate il resto della mia intervista su Wowanderlust 

E voi cosa dite, qual è la vostra città ideale?

sara_izzi_6

giovedì 25 aprile 2013

International Journalism Festival 2013

Ho strappato un giorno d'ufficio, ho fatto il biglietto all'ultimo minuto e di corsa ho raggiunto il binario per non perdere il treno. Destinazione Perugia. A un anno da lì. E ritrovarli tutti. Aspettare la sera, bere sulle scale qualcosa. Frizzante, frizzante, ghiacciata. Non vedo l'ora di riabbracciarli e ridere a crepapelle con Simona.


Photo by Antonio Doldo

giovedì 18 aprile 2013

Lui gioca con le bambole

Secondo statistiche recenti, la Svezia è uno dei paesi con il più alto tasso di natalità in Europa. Non solo si fanno tanti figli: qui i bambini godono di diritti e tutele speciali. Una vecchia legge del 1979 ha addirittura messo al bando punizioni e sculacciate. Considerando fuorilegge chiunque sia sorpreso a riprendere i pargoli dopo una marachella. A Sodermalm, quartiere a sud della città, ha fatto molto discutere il progetto Egalia. Un asilo in cui ci si rivolge ai più piccoli con il pronome neutro “hen”. Nessuna distinzione fra maschile e femminile per evitare discriminazioni sessuali. Nessuna fiaba stereotipata. Alle bambine le macchinucce, i maschietti giocano anche con le bambole. Magari il progetto funziona, ognuno può essere liberamente ciò che vuole già in tenera età. Sorrido mentre penso al piccolo Lorenzo. A 2 anni  odia le barbie e impazzisce per le veline. Per l'asilo di Stoccolma è decisamente troppo tardi: lui ha già le idee chiare.


Pubblicato su A, num. 17, aprile 2013

giovedì 4 aprile 2013

Vola basso, vinci il posto

La fortuna non aiuta gli audaci. Lo penso spesso dopo un colloquio di lavoro in Svezia. Stretta di mano decisa, look impeccabile e rispetto degli orari vanno bene, ma guai a volersi mettere troppo in mostra. Nella rispettosissima terra dei vichinghi domina la Jantelagen, la legge di Jante. Una serie di norme comportamentali che regola la vita civile e per le quali chi pensa di essere migliore degli altri viene messo da parte. Per spuntarla sul resto dei candidati non servono effetti speciali. Mai mostrarsi troppo sicuri e ostentare competenze straordinarie. Preferibile mantenere un profilo basso, dichiararsi carenti e consapevoli dei propri limiti. Un carattere vincente non ha maggiori possibilità di successo. L’ambiente di lavoro è poco gerarchizzato, si sta tutti in open space e al capo si dà del “tu”. A pensarci, le tattiche che ho sempre messo in campo qui non attaccano. Vantaggi: l’ansia di dover a tutti costi far colpo non c’è e anche i più goffi possono farcela. 


Pubblicato su A, num. 15, aprile 2013 

domenica 10 marzo 2013

Ogni cosa è illuminata


Chiudo la porta alle spalle e comincio a montare la lampada Ikea. Quella acquistata una settimana fa, il giorno in cui la ragazza dell’annuncio mi ha fatto vedere la stanza per la prima volta. Ora ho le chiavi. Gli armadi sono vuoti, il grande letto è da rifare. Così anch’io. Come ogni volta. La prima notte... Una pioggia leggera, la busta della spesa, la primavera.  Maneggio un filo bianco, incastro i pezzi come indicato nella figura 6, le viti vanno in fondo. La luce è accesa.


Photo by Camilla Åkrans

lunedì 25 febbraio 2013

Nel blu dipinto di blu


Ci sono rondini che non fanno il nido. Rondini che non lo hanno mai lasciato. Altre che non ne hanno visto uno. Eppure tutte tendono le ali. A un tuffo d’aria s’affidano, se è sòrte. Al vento il volo, la direzione, lo spostamento, l’atterraggio. Al vento l’angoscia, la paura di perdere quota. Al vento l’attesa di ritrovare casa. Al vento ogni intenzione seria di pronunciamento. Una rinuncia, poi il proseguimento. Al vento la forma, la velocità, il dislivello. Al vento le zampe intirizzite dal freddo. Al vento di notte, che non sembra finire. Al vento, sfiorando le stelle ancora calde. Al vento ogni coscienza di sé, al vento il proprio nome. Al vento il vestito d’uccello, una manovra azzardata, il paragone. Al vento ogni mistero, al vento il dubbio, il cimitero. Al vento, perché al vento è finito il creato. Ci sono rondini che non troveranno mai la strada, ma avranno il pelo chiaro e gli occhi d’acqua di chi  l’ha sempre cercata.

Photo by Bernard Blossu

sabato 10 novembre 2012

Reali-ty

Dal 1995 ad oggi la fiducia dei sudditi nei reali di Svezia è calata. Una piccola soglia del 4% divide il popolo dei “delusi” da quelli che guardano ancora favorevolmente la monarchia. La percentuale è giunta ai minimi storici con la pubblicazione del libro-scandalo sul re Carlo Gustavo. Ci pensa, però, Victoria a risollevare l’immagine del casato. L’erede al trono è amatissima dagli svedesi. In migliaia hanno invaso Stoccolma in occasione delle sue nozze. Tantissimi quelli che hanno seguito via streaming il battesimo di sua figlia Estelle, nata lo scorso febbraio. Le vicende della principessa appassionano e fanno sognare. Qualcuno a corte deve averlo capito. Il sito ufficiale della famiglia reale ha iniziato a pubblicare costantemente news sui suoi spostamenti, aggiornamenti sul suo stato di salute e foto dei look sfoggiati negli eventi di gala. Né più né meno di quello che avviene in un grande reality. Con una sola differenza: l'ereditiera ha già vinto e all'orizzonte di concorrenti non se ne vedono.  


Pubblicato su A, num. 46, novembre 2012

domenica 4 novembre 2012

[...] e sono quell'acqua di nube

Riemersa cruda, anguilla che sono. 
Medusa gemmata da un limpido notturno. 
Polpa sanguigna sfibrata sulla pietra. Nera. Riecco la riva. 
Novembre, se viene ad attecchire. Si inseguono lucertole da qui.

venerdì 21 settembre 2012

... SCARPE DIEM

Un tempo fu Audrey, poi venne Carrie. Scrittrice, bella e con la puzza sotto il naso quanto basta da sfoggiare mise azzardate per le strade di Manhattan. Il mito di Sex and The City è duro a morire. C'è chi rinuncia alle vacanze per un paio di autentiche Manolo Blahnik. E chi come me setaccia i mercatini di Brooklyn per scovarne una copia abbastanza fedele. Ricerche infinite, perlustrazioni e tentativi a vuoto, poi finalmente le trovo. Vertiginose da far invidia a quelle di Sarah Jessica Parker. "Carpe diem", mi dico, pensando all'imperdibile occasione. Le provo, le compro e le indosso all'istante. Disinvolta come una top model, ma per mezzo isolato. Poi raggiungo a denti stretti la metro e torno con i piedi per terra. Altro che tacchi! È già tempo di tirar fuori le ballerine. Qui a New York, l'unico vero affare.


Pubblicato su A, settembre 2011

martedì 21 agosto 2012

La partita del cuore

Una delle cose da fare durante la bella stagione è assistere a una partita di baseball. Così, quando in ufficio spuntano due biglietti per gli Yankees, non mi tiro indietro. È piena estate, ma nessuno è disposto ad accompagnarmi a causa del temporale in arrivo. Nessuno tranne Alessia, che temeraria decide di raggiungermi nel Bronx. Superiamo i controlli, prendiamo posto e facciamo scorta di bevande e patatine. L’incontro si protrae per ore e stiamo per abbandonare gli spalti quando l’euforia del pubblico ci richiama indietro. Il maxi-schermo proietta la proposta di matrimonio di un tifoso alla sua dolce metà. La mitica scena che ho sempre visto nei film è davanti ai miei occhi. Lui intimidito, lei senza parole fino all’attesissimo “sì”. Il tempo di un bacio tra gli applausi dello stadio gremito, poi puntuale arriva la pioggia. Chissà se i beniamini di casa hanno battuto i Red Sox, di certo qualcuno è andato a segno.


Pubblicato su A, agosto 2012

giovedì 2 agosto 2012

The best is yet to come

L’ho aspettata in aeroporto che non sapevo ancora nulla di lei. Una giornata di maggio piovosa. La prima volta in Svezia. Un sorriso, una stretta di mano. L’inizio di qualcosa di buono. Laura delle corse in bici con i freni malandati, delle ballerine blu, delle vesciche fresche. Laura di Stoccolma. Laura di Milano. Laura che ora è in volo. Da qualche parte sopra l’oceano. Laura che ha fatto i bagagli e viene a trovarmi a New York!

domenica 29 luglio 2012

These vagabond shoes ..

Una delle cose più belle è poter scrivere di New York. In questi giorni me ne vado in giro arsa dal vento, una scintilla di elettricità sotto la pioggia, alla ricerca di un tesoro sepolto che aspetta di essere ricacciato alla luce. Prendo appunti su quaderno rosso, traccio coordinate a matita e preferisco scorciatoie ingannevoli alla metro. Scovato il forziere, tutto l'oro che conserva geloso prende forma di racconto. E scrivo, scrivo tanto, scrivo e sogno per NUOK, un magazine di creativi e urban reporter che se ne vanno a spasso per il mondo a tracciare linee dolci, ma a zig-zag. Tutto quello che vorreste trovare in una guida di viaggio e che non osereste mai chiedere. Fuori dai percorsi battuti, curioso e impertinente. Che fa un passo in più, salta la siepe e vi aspetta al di là a braccia aperte.
Date un'occhiata all' ebook più fresco dell'estate e godetevi le più belle città del mondo. Io l'adoro, voi che ne pensate?

domenica 15 luglio 2012

Con il fuso fuori orario

Per i tifosi in città il fuso orario gioca contro. La diretta degli azzurri si segue dall'ufficio. In streaming, su un sito spagnolo che mi tiene aggiornata sul risultato. Nessun permesso, né uscita anticipata dal lavoro. Così, quando arriva il weekend, per il match con l'Inghilterra del 24 giugno, ci organizziamo. Giulia prenota in un pub sulla 28th. Virginia ci raggiunge al fischio d'inizio: un gruppo di fan accanite con la mano sul cuore a intonare l'inno. Tutte donne, a sostenere l'Italia in una sala piena di inglesi che puntano il dito. La partita si accende e anche il tifo. Quelli del tavolo accanto scommettono una birra che perderemo, Ai rigori ci teniamo per mano. L'Italia passa ed esplode la gioia. A noi italiane la festa, agli inglesi un destino beffardo: restare a bocca asciutta e offrire da bere all'avversario.


Pubblicato su A, luglio 2012

venerdì 6 luglio 2012

Ho espresso un desiderio ..

Qualche tempo fa, devo aver giurato a qualcuno che i 28 li avrei festeggiati a New York. Non so perché e, sì, puntavo in alto, ma la cosa strana è che, per qualche incredibile logica [dovrei forse giocare la schedina ogni tanto], quest’anno sono qui davvero. E le candeline le spengo davanti ad una fetta di torta, con una corona luccicante in testa, grazie a due amiche incontrate lungo la strada. Negli ultimi 4 anni non sono mai stata in Italia per il mio compleanno, eppure mai ho sentito intorno a me tanto affetto. Le persone che per qualche fortunosa coincidenza incrociano i tuoi passi a migliaia di chilometri da casa, sono quelle che ti lasciano prima e che ti amano di più. Così è stato anche stavolta. E non potevo avere di meglio.

Per il resto, ragazzi, è New York! Ho cenato da ISE, un  giapponese meraviglioso sulla 49th strada, ho divorato la mia terza [diciamo terza] cupcake da Magnolia, le più buone frittelle ai mirtilli da Clinton Baking e passato una serata so cool con la mia amica cinese Irene da Spice Market: il tempio del piccante, e dell’atmosfera, cacchio se sensuale, nel cuore del meatpacking.
Ho ricevuto dal mio capo due biglietti per la partita di baseball e sono andata allo stadio. Yankees vs Chicago White Sox. Cappellino, un litro di pepsi e schifezze varie, una di loro. E mentre pensavo a come sarebbero riusciti ad adattare quel campo all’incontro in amichevole fra Milan e Real Madrid previsto per il prossimo agosto [sappiate che le proverò tutte per entrare], sullo schermo andava in onda la morte del romanticismo. La classica proposta di matrimonio, con tanto di giovine prestante “in ginocchio da te”, brillocco e manza ignara, proiettata durante l’intervallo tra gli appalusi del pubblico in delirio, indeciso se ficcarsi in bocca l’ennesima chips o cacciare un urlo di giubilo per i futuri sposi. Tra l’altro saltavo anch’io.
Passo e chiudo dicendo che: il 4 Luglio l’ho passato in bikini, sul tetto del mio palazzo a prendere il sole davanti all’Empire, a sperare che si materializzasse da un momento all’altro una piscina olimpionica, ad aspettare i fuochi d’artificio sull’Hudson, a pensare a mia madre.

venerdì 29 giugno 2012

Dante è ROCK

Salvatore frequenta l’ultimo anno alla New York University. È americano, ma conosce la lingua di Dante come pochi in città. Mi parla deli suoi studi di Letteratura Italiana e del master a Firenze che vorrebbe seguire. È in gamba e ha superato tutti i suoi corsi col massimo di voti. Manca poco al giorno della laurea e il suo lavoro, paper, è ormai pronto da tempo. Tutto secondo i piani, se non fosse per quell’ultimo esame che proprio non va.  A preoccuparlo non è tanto la Divina Commedia, ma wish you were here dei Pink Floyd. Il sistema universitario americano prevede di inserire nel semestre, anche materie del tutto diverse rispetto a quelle del proprio piano di studi. Lui pensava di “alleggerire” il carico di lavoro seguendo un corso di chitarra. Ora si ritrova a studiare solfeggio invece di godersi le vacanze. A giorni avrà l’ultimo appello. Speriamo solo che non sia il professore a suonargliele di santa ragione.

Photo by Andy Woodworth 

Pubblicato su A, giugno 2012

venerdì 22 giugno 2012

LORENZO

E poi un giorno mi ha guardata negli occhi. Quasi sapesse dove andare a cercare, qualcosa che appartenesse ad entrambi. Ha sepolto il silenzio, si è inventato un sorriso, ho scattato una foto. Era lì. A ustionarmi il cuore senza chiedere scusa. Le lacrime non bastavano a quell’incendio, ed ero come uno stecco in mezzo al vento che in estate appicca il fuoco ai fusti intorno. Arsa e livida. Alla prima scintilla. Pensavo di sapere dell’amore quanto basta per vivere a lungo. Ora so che cosa è per davvero e vorrei non dover morire più. Il primo passo incerto, quel dentino spuntato, quando mi stringe forte la mano. Che gli racconto del mondo? Cosa deve sapere?  Mi ricorda dei giorni che ero al mare. Con la sabbia tra i capelli, che non badavo alle cose. La pelle rossa, i panini di mamma, gli occhi d’acqua alla sera e il segno del costume che bruciava di più quando tornavo a casa. Così lui, per ora. Che vede tutto per la prima volta. Non parla, eppure dice. E mi racconta di come vanno le cose. La vita è in un biscotto inzuppato. Una macchia, poi il bucato. È il  suo primo compleanno che mi perdo. Tutta questa lunga attesa prima che possa rivederlo.


Photo by Marlin Parr

domenica 10 giugno 2012

Welcome to the jungle

Avete presente i primi passi di una tartaruga sbucata dalla sabbia? Con gli occhi ancora appiccicati dal sonno e la salsedine sulla lingua? Quella corsa sulla spiaggia che non sembra mai finire, un’onda che ripiega indietro e la spinta accanita verso l’acqua?  Così è stato per me. Ora sono in mare.

Ho trovato un centesimo all’incrocio fra 58th e 9av, visto il primo topo in metropolitana, scovato i migliori noodles in un ristorante di Chelsea. Per il resto, che conta, adesso adoro il margarita [quello di Rosarito a Williamsburg] e la very berry cake di Starbucks. Non c’è nulla di meglio che andare da sola, con Creep nelle cuffie e il vento di una città nuova a seccare le labbra.

domenica 27 maggio 2012

Disincronosi circadiana [alias: Jet Lag]

Una delle cose su cui puoi davvero contare nella vita è il ritardo dei voli Alitalia. E così si parte, con un’ora in più d’attesa, da spendere, senza neanche dirlo, in libreria. Posto passeggero 139D. E affianco a me [thanks to Federica, l’Hostess amica] nessuno. Lo spazio necessario per schiacciare, dopo i ravioli scotti al formaggio che non penso sia formaggio, un pisolino Atlantico. Invidiata da tutti. Stipati, accucciati come ragni in un buco troppo stretto. 9 ore. Di sbadigli. Un libro aperto,  dormiveglia. Sudoku. Biscotto. Sudoku. “Ma si può usare l’ipod?”. Un film. I titoli di coda, le nuvole. Solo nuvole. 10.000 m di altezza. Il posto più lontano dalla terra per pensare a mio padre, che si aspetta al più presto uno squillo ed è ancora a lavoro. Un lago. Il Lago. Hudson. La punta dell’Empire nella foschia. NY. Un cane addestrato che  intercetta il mio zaino, lo annusa, ritorna, poi va. Le impronte, la foto. “Mi segua”. E ti pareva. Condotta nel limbo dei sospetti in attesa di giudizio. Precauzione. Gli Stati Uniti vogliono essere sicuri che io non abbia bombe a mano nella trousse. {Stavolta le ho lasciate a casa}. Benvenuta in America. Taxi. 34th Strada. La mia stanza è di qualcuno che è appena andato via. Fra poco saprà di me.

mercoledì 9 maggio 2012

Una [Grande] Mela al giorno ..

E alla fine mi hanno fatto sapere. A quanto pare anche quest'anno compirò gli anni lontana da casa. Potrò sottrarre candeline alla mia torta improvvisata senza destare sospetto. Nessuno se ne accorgerà, io almeno proverò a barare. 4 mesi. Per ora.  Il tempo che serve per lasciarci il cuore.  E  ricascarci ancora. E non volersene andare. Via. Si doveva rischiare, io fiato e gambe ne ho. La valigia di sempre, la ragazza di sempre, un battito in più. Destinazione New York.


mercoledì 2 maggio 2012

D O P O F E S T I V A L

4 ore di sonno in due giorni, gli ultimi trascorsi a Perugia. Senza mai prender fiato. Come se non fosse mai esistito altro. Come se ogni pietra della città fosse stata messa lì per noi. Perché prima o poi saremmo arrivati. Ci sono passi che hanno il sapore di una vita. C’è tutto dentro. Tutto quello che basterebbe per stare bene. E abbiamo avuto il sole. Scarpe mai troppo comode, salite mai troppo facili. Ci siamo accordati, arrangiati, scambiati un sorriso d’intesa. E alla fine avuto ragione, portato a casa una scommessa. Ognuno con  i suoi trofei. Per altro con i suoi ricordi. Quelli di una stanza divisa in 6, di una doccia divisa in 6, di una risata a notte fonda moltiplicata per 6. Saremo sempre quelli dell’Ostello Spagnoli, del Minimetro fino al Pincetto. Del chococino e del caffè in sala stampa. Quelli dei turni improbabili e della coda al Morlacchi. Per vedere Travaglio, esorcizzando il sonno. Quelli del pacco. Pizza e panino. Pizza e panino. Dei Baci perugina tenuti in tasca (che sbaglio). Quelli che scrivono, che ci credono. Nonostante la fatica e le rinunce. Nonostante l’attesa. Quelli che non si preoccupano della serata, perché Mariano ha già steso il programma. Quelli della scalinata. Dei milanesi. Dell’ultima corsa persa, del taxi. Quando è già tardi, ma non per stare insieme ancora. Quelli dei saluti, dei numeri scambiati su un foglio strappato di corsa. Quelli che “se mi aggiungi su fb ci sentiamo”, “se capito a Roma ti faccio sapere”. Quelli che crollano in treno, sulla strada del ritorno. Con la valigia che non pesa poi tanto, pensando a ciò che è rimasto indietro. Quelli del Festival. Del giornalismo. Del conto alla rovescia che è già partito. Quelli che il prossimo anno, cascasse il mondo [i Maya qualche cagata dovranno averla pur detta], puoi giurarci ci saranno.

Photo by Antonio Doldo
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