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CUORE DI SEPPIA

Journal of poetry - ART - SPIRIT - LIFE



venerdì 22 giugno 2012

LORENZO

E poi un giorno mi ha guardata negli occhi. Quasi sapesse dove andare a cercare, qualcosa che appartenesse ad entrambi. Ha sepolto il silenzio, si è inventato un sorriso, ho scattato una foto. Era lì. A ustionarmi il cuore senza chiedere scusa. Le lacrime non bastavano a quell’incendio, ed ero come uno stecco in mezzo al vento che in estate appicca il fuoco ai fusti intorno. Arsa e livida. Alla prima scintilla. Pensavo di sapere dell’amore quanto basta per vivere a lungo. Ora so che cosa è per davvero e vorrei non dover morire più. Il primo passo incerto, quel dentino spuntato, quando mi stringe forte la mano. Che gli racconto del mondo? Cosa deve sapere?  Mi ricorda dei giorni che ero al mare. Con la sabbia tra i capelli, che non badavo alle cose. La pelle rossa, i panini di mamma, gli occhi d’acqua alla sera e il segno del costume che bruciava di più quando tornavo a casa. Così lui, per ora. Che vede tutto per la prima volta. Non parla, eppure dice. E mi racconta di come vanno le cose. La vita è in un biscotto inzuppato. Una macchia, poi il bucato. È il  suo primo compleanno che mi perdo. Tutta questa lunga attesa prima che possa rivederlo.


Photo by Marlin Parr

domenica 10 giugno 2012

Welcome to the jungle

Avete presente i primi passi di una tartaruga sbucata dalla sabbia? Con gli occhi ancora appiccicati dal sonno e la salsedine sulla lingua? Quella corsa sulla spiaggia che non sembra mai finire, un’onda che ripiega indietro e la spinta accanita verso l’acqua?  Così è stato per me. Ora sono in mare.

Ho trovato un centesimo all’incrocio fra 58th e 9av, visto il primo topo in metropolitana, scovato i migliori noodles in un ristorante di Chelsea. Per il resto, che conta, adesso adoro il margarita [quello di Rosarito a Williamsburg] e la very berry cake di Starbucks. Non c’è nulla di meglio che andare da sola, con Creep nelle cuffie e il vento di una città nuova a seccare le labbra.

domenica 27 maggio 2012

Disincronosi circadiana [alias: Jet Lag]

Una delle cose su cui puoi davvero contare nella vita è il ritardo dei voli Alitalia. E così si parte, con un’ora in più d’attesa, da spendere, senza neanche dirlo, in libreria. Posto passeggero 139D. E affianco a me [thanks to Federica, l’Hostess amica] nessuno. Lo spazio necessario per schiacciare, dopo i ravioli scotti al formaggio che non penso sia formaggio, un pisolino Atlantico. Invidiata da tutti. Stipati, accucciati come ragni in un buco troppo stretto. 9 ore. Di sbadigli. Un libro aperto,  dormiveglia. Sudoku. Biscotto. Sudoku. “Ma si può usare l’ipod?”. Un film. I titoli di coda, le nuvole. Solo nuvole. 10.000 m di altezza. Il posto più lontano dalla terra per pensare a mio padre, che si aspetta al più presto uno squillo ed è ancora a lavoro. Un lago. Il Lago. Hudson. La punta dell’Empire nella foschia. NY. Un cane addestrato che  intercetta il mio zaino, lo annusa, ritorna, poi va. Le impronte, la foto. “Mi segua”. E ti pareva. Condotta nel limbo dei sospetti in attesa di giudizio. Precauzione. Gli Stati Uniti vogliono essere sicuri che io non abbia bombe a mano nella trousse. {Stavolta le ho lasciate a casa}. Benvenuta in America. Taxi. 34th Strada. La mia stanza è di qualcuno che è appena andato via. Fra poco saprà di me.

mercoledì 9 maggio 2012

Una [Grande] Mela al giorno ..

E alla fine mi hanno fatto sapere. A quanto pare anche quest'anno compirò gli anni lontana da casa. Potrò sottrarre candeline alla mia torta improvvisata senza destare sospetto. Nessuno se ne accorgerà, io almeno proverò a barare. 4 mesi. Per ora.  Il tempo che serve per lasciarci il cuore.  E  ricascarci ancora. E non volersene andare. Via. Si doveva rischiare, io fiato e gambe ne ho. La valigia di sempre, la ragazza di sempre, un battito in più. Destinazione New York.


mercoledì 2 maggio 2012

D O P O F E S T I V A L

4 ore di sonno in due giorni, gli ultimi trascorsi a Perugia. Senza mai prender fiato. Come se non fosse mai esistito altro. Come se ogni pietra della città fosse stata messa lì per noi. Perché prima o poi saremmo arrivati. Ci sono passi che hanno il sapore di una vita. C’è tutto dentro. Tutto quello che basterebbe per stare bene. E abbiamo avuto il sole. Scarpe mai troppo comode, salite mai troppo facili. Ci siamo accordati, arrangiati, scambiati un sorriso d’intesa. E alla fine avuto ragione, portato a casa una scommessa. Ognuno con  i suoi trofei. Per altro con i suoi ricordi. Quelli di una stanza divisa in 6, di una doccia divisa in 6, di una risata a notte fonda moltiplicata per 6. Saremo sempre quelli dell’Ostello Spagnoli, del Minimetro fino al Pincetto. Del chococino e del caffè in sala stampa. Quelli dei turni improbabili e della coda al Morlacchi. Per vedere Travaglio, esorcizzando il sonno. Quelli del pacco. Pizza e panino. Pizza e panino. Dei Baci perugina tenuti in tasca (che sbaglio). Quelli che scrivono, che ci credono. Nonostante la fatica e le rinunce. Nonostante l’attesa. Quelli che non si preoccupano della serata, perché Mariano ha già steso il programma. Quelli della scalinata. Dei milanesi. Dell’ultima corsa persa, del taxi. Quando è già tardi, ma non per stare insieme ancora. Quelli dei saluti, dei numeri scambiati su un foglio strappato di corsa. Quelli che “se mi aggiungi su fb ci sentiamo”, “se capito a Roma ti faccio sapere”. Quelli che crollano in treno, sulla strada del ritorno. Con la valigia che non pesa poi tanto, pensando a ciò che è rimasto indietro. Quelli del Festival. Del giornalismo. Del conto alla rovescia che è già partito. Quelli che il prossimo anno, cascasse il mondo [i Maya qualche cagata dovranno averla pur detta], puoi giurarci ci saranno.

Photo by Antonio Doldo

lunedì 23 aprile 2012

ANSA* da prestazione

24 ore al fischio di inizio... Treno delle 12.13, stazione Termini, appuntamento con il gruppo dei volontari che, come me, partirà da Roma. Cambio a Foligno. Destinazione Perugia. Nella valigia la guida della città. L’agenda con i turni da coprire. Camilleri e Fenoglio. Per ingannare l’attesa semmai ci sarà modo. E alla fine penso che no. Non avrò tempo. Oltre duecento eventi, incontri, workshops, un numero impensabile di professionisti della carta stampata, [da Santoro a Vespa, da Mentana a Travaglio] della notizia in presa diretta, del web. Radiocronisti, videomaker, fotografi, scrittori e blogger.  E tra questi anch’io. In prima linea dietro le quinte. Liquirizie in tasca, Pass e occhiali da sole fa che non piova fa che non piova fa che non piova.


P.s. se siete in zona, fate un salto e passate a darmi un saluto!

venerdì 20 aprile 2012

Design di stagione ..

Si scrive Svezia, si legge design. Facile pensarlo se ti trovi a Södermalm, il quartiere a sud di Stoccolma. Qui si concentrano i laboratori dei creativi più promettenti del Paese. Uno di questi lo scovo per caso. Nessuna insegna, una vetrina spoglia, pochi fronzoli ad attirare il passante. All'entrata mi accoglie un giovane designer. Il suo tavolo di lavoro è coperto da disegni e prototipi in scala. Mi parla dei suoi studi, del suo concetto di funzionalità, poi mi fa da guida fra gli scaffali dell'esposizione. Sedute in legno, una libreria a scomparsa, bracciali e borse in pvc. Un trionfo di stampe e linee geometriche. Quando gli chiedo del pezzo più in voga nessun imbarazzo. L'esemplare più venduto non è una lampada in vetro, oggetto di culto della tradizione. L'ultimo must have è un portabanana in plastica dai colori sgargianti. E sarà pure un po' kitsch, però che dire: qui sanno come far fruttare le idee.


Pubblicato su A, num. 17, Aprile 2012

sabato 17 marzo 2012

Le faremo sapere

We would be happy to set up a SKYPE interview appointment with you. E ciò a dire: strizza, strizza, camicia bianca [la divisa ufficiale degli italiani a colloquio], strizza, sorriso rilassato di chi se la fa addosso, accento ammericano. Pronta. Webcam puntata, sfondo neutro verdesalvia-rosmarinosecco, capelli raccolti, sigla del TG1 [che a un certo punto pensavo partisse davvero]. In onda.
Il tempo di dire "ciao", "I hope to hear from you soon".
Che arriva.
Un boomerang di netto sulla nuca. L’influenza caraibica nonostante il vaccino. Puntuale come il ritardo del volo prenotato con due anni di anticipo. Come il lunedì [mattina]. Il rotolo “d’amore” che riciccia sui fianchi alla vigilia di Natale. Naturale. Come l’herpes al primo appuntamento. Il temporale estivo che ti sorprende all’uscita dal parrucchiere mentre arraffi inutilmente in borsa qualcosa che assomigli per caso alla forma di un ombrello [e intanto imprechi, ma con garbo, cercando di non dare nell’occhio, perché a 40 gradi all’ombra pensavi fosse l’ultima cosa di cui potessi aver bisogno].
Eccolo lì. Implacabile e ferrigno [che dir si voglia: bastardo]. Semplice, conato di congedo.

Le faremo sapere.

E io qua sto.

Abiti civili. Cioccolata a go-go. Smanettando sulla casella di posta una decina [chiedo alla corte che venga tutto arrotondato per difetto] di volte al dì. Chi ha detto che l’attesa è essa stessa piacere, aveva a casa un vaso da 5 kg di Nutella.
 
Photo by Ginny Weasley

 

venerdì 9 marzo 2012

Marni // H&M


Via del Babuino 96. Una stanza tutta per me e una terrazza. Affacciata su Roma, che stasera scintilla e fa chiasso in strada. Una doccia calda. Il pigiama verde che avrei dovuto stirare prima di lasciare casa. Un letto che era fatto per due, cinese take away, la mia coca ghiacciata.
Un romanzo alle prime battutte.
Io e le zitelle di Landolfi. Aspettando l'alba. 
I primi assonnati rintocchi santi sui tetti della capitale [in-festa].

sabato 18 febbraio 2012

Una merenda da brivido

Che la città sia ricoperta di neve e le temperature stazionino ben al di sotto dello zero agli svedesi non importa: ogni momento è buono per gustarsi un ghiacciolo. Tanto più se il servizio è velocissimo e la consegna avviene a pochi passi da casa. Si chiama Hemglassbilen, ed è la variante scandinava del classico furgoncino del gelato. Ad annunciare il suo arrivo è una motivetto ricorrente che ormai tutti conoscono. Un vero e proprio richiamo delle sirene che, nonostante il freddo, attira in strada gli appassionati del dessert. Sul sito della ditta la scelta è varia: biscotti alla crema, sorbetti alla frutta e vasche al caramello da 2kg. Acquisti il tuo cono bigusto online, segui in tempo reale la posizione Gps del furgone e controlli sulla mappa la fermata più vicina a te. Il servizio sarà pure efficiente e il prodotto di grande qualità, però che coraggio. Con il gelo che c’è non sarà meglio una cioccolata calda?


Pubblicato su A, num. 8, febbraio 2012

Photo by Tastespotting

mercoledì 1 febbraio 2012

* b i v I O

“[…] io mi son voltolato e rivoltolato nella vita come un ammalato smanioso nel suo letto; anche mi somiglio a quelle farfalle notturne sorprese dalla luce o dall’agonia che rimangono a sbattere disperatamente le ali sui nostri pavimenti. Donde dunque, se questo è il mio stato naturale, la particolare e totale mancanza di forze, il vigile spavento?”

Tommaso Landolfi, La biere du pecheur


E i minuti. E poi le ore. E le ore sprecate a ragionare del tempo, giorni che non torneranno indietro. Sarà che ho paura. 
(E l’angoscia raffiora).
Sarà che la neve si posa. 
Nessuno saprà mai  quello che ha tra le mani se non lo lascia andare. E noi forse dovremmo partire. Rischiare. Se non la primavera, qualcosa. Che si tenga le sue notti insonni questo inverno e sleghi i polsi d’argilla. 

Photo by Annie Leibovitz

giovedì 12 gennaio 2012

Mind the gap


E come è andata. Bene. Cacchio.
Sveglia alle prime luci dell’alba. Con gli occhi socchiusi, dalle ore arretrate di sonno che nessuno più mi renderà indietro. A tastoni nella stanza intercetto la valigia, la chiudo finalmente e la trascino in fondo alle scale, fuori dal cancello, sull’auto già in attesa che mi lascerà all’aeroporto. Se non fosse per il vento, e per la coda che rimbalza a spintoni nel cielo.. ma atterriamo. London express, Victoria station, Cromwell road. Una sosta in hotel e siamo in strada. A pochi passi dal Natural History Museum. Una cabina rossa, una giostra accesa, la città ancora illuminata a festa. Quello che resta di Londra è un muffin ai mirtilli, le uniformi dei bambini di un collegio del centro, che vanno a scuola col sorriso su un monopattino d’argento. Un club sandwich divorato in un pub di Oxford street, il profumo dell’India, del basmati. One “chicken tikka masala”. L’adrenalina del mattino, la stanchezza della sera. Sarà per me la città dei girasoli, quelli di Van Gogh alla National Gallery, del sabato a Notting Hill, del battello che fila via sul Tamigi. La città dei vecchi dischi, dei grandi magazzini, di Harrods e New Bond Street.  Dei musei, gratuiti! Delle ballerine color cipria acquistate da Topshop. Senza calze a dispetto del freddo. Indossate di fretta. Un pit stop. Quello che resta è una passeggiata nel parco, lo scoiattolo arguto di Hyde Park dritto in posa per una foto, l’abbonamento zona 1-2, l’abbraccio di Ro. Il sushi di lusso da Nobu, il conto salato, la boutique di Chanel. Resta un libro illustrato per bambini, la guida di timeout: Tate Modern/Cattedrale di Saint Paul. Ho preso il taxi fino a Westminster perché avevo deciso così. Da Trafalgar, come Kate. 
So che qui ci tornerò. London Eye chiuso per manutenzione. 
La scusa ce l’ho.


P.s. 5 giornate di sole / It rains more in Rome

mercoledì 4 gennaio 2012

Chi parte a capodanno..

È come andare a capo. Dopo il punto, una pausa e una linea verde tracciata sul foglio. La prima. Di un racconto escogitato. Eppure imprevedibile. Propositi ne ho, ma non vorrei. Che poi la luna li stravolge. Magari ne azzecca di migliori. Magari. Altro che sogni cavalco. Percorro a passi spediti un sentiero di roccia e resto vigile. Sentinella del giorno. La vita non si pensa, si fa. Così mi auguro di poter fare tanto e prendere fiato solo passata la salita. Di partire e stare in movimento. Un viaggio porta bene ed io inizio quest'anno a Londra. Porto con me un quaderno rosa e una matita appuntita. Un carboncino per ritrarre la Regina. Una valigia vuota che peserà al ritorno. Un ricordo in più, un pensiero in meno. Qualunque consiglio o avvertimento (!) è ben accetto.
Saltate su, che guido io.

giovedì 22 dicembre 2011

Have yourself a Merry Little Christmas

Ho il naso che mocciola e le mani viola dal freddo che fa. Quassù in soffitta impacchetto i regali. Ho del nastro a pois, raso e fiori di carta stellata. Coccarde e fili d’oro. Bottoni gialli. Le bambole di pezza mi fanno compagnia. E ci giocavo da piccola, ma poi sono cresciute anche loro. Due pezzi duri di cioccolata nera sulla lingua. A sciogliere la notte che nel cuore vorrebbe farsi strada. Quello che posso dire è sulla punta delle dita. Di perdervi vi auguro. Di sbagliare, e più volte. Di fare fatica. Di arrancare e chiedere scusa. Di inciampare e cadere sulla breccia. Di sbucciarvi le ginocchia. 
Di partire e restare a lungo lontani da casa. 
Solo così potrete averne una.
Natale sia, amici miei. L’azzurro già m’incendia.
Con tutto il mio cuore {di seppia}, Sara.


In foto: Double Carousel by Carsten Höller

martedì 13 dicembre 2011

Ogni libro è una rivoluzione. cit.

"La letteratura genera insoddisfazione e l’insoddisfazione è il motore del progresso. La letteratura è uno strumento fondamentale della libertà". Con le parole di Vargas LLossa, premio Nobel per la Letteratura nel 2010, apro la cerimonia di premiazione del concorso 6 libri per 6 followers.
Ringrazio tutti voi, uno per uno, per aver cercato del tempo, dedicato un momento, prezioso, della vostra giovane vita, al mio blog e quindi a me. Leggendo le pagine della vostra storia, ho conosciuto anche voi. Ho passeggiato sulle righe dei libri che vi hanno emozionato e tenuto compagnia. Se mettessi insieme i vostri passi, otterrei un romanzo picaresco con fanti, cavalieri e donne di una indicibile sensualità.
Ringrazio i seguaci affezionati e quelli approdati da poco sull’isola delle seppie. Ringrazio gli anonimi, di cui però so già qualcosa in più e, soprattutto, gli amici veri come Betta e Milena.
Ringrazio Ivano, perché si è arrampicato fin quassù. Lontano dai suoi boschi, orientato a perfezione tra montagne di parole.
Grazie, grazie, grazie.
Scegliere è stata più dura di quanto avessi potuto immaginare al principio. Eppure ci sono.
Ho scelto le citazioni che mi hanno tenuta incollata allo schermo, che mi hanno lasciato addosso una curiosità febbrile e contagiosa. Quelle di cui non sapevo e che hanno incantato anche me.
Premio per questo Onda, giac.ynta e Marta. 
La citazione che ho preferito è però quella di Henry Chinasky. Non è tra i miei followers ma tant’è, un libro per lui lo trovo. Eccome.
Per cui alla fine 7. [Li chiameremo fortunati].  
Ragazzi contattatemi e inviatemi entro lunedì il vostro indirizzo postale.
Auguro a tutti voi buona serata.
Grazie di cuore [di seppia], Sara!

venerdì 2 dicembre 2011

[ 6 Libri in cerca di lettore ]

[...] Margherita aveva sognato un sito sconosciuto, desolato, triste, sotto il cielo fosco della primavera precoce. Aveva sognato quel cielo grigiognolo, pezzato di nuvole trascorrenti e sotto uno stormo silenzioso di cornacchie. Un piccolo ponte rozzo, sotto di esso un torbido fiumicello primaverile. Alberi malinconici, stenti, semispogli. Una tremula solitaria e più lontano, fra gli alberi, al di là di un orto, una casupola di tronchi, forse una cucina isolata, oppure un capanno da bagno o sa il diavolo che cosa! Tutto intorno un non so che di morto e di così triste, che veniva voglia d'impiccarsi a quella tremula vicino al ponticello. Che sito infernale per una persona viva!

(IL MAESTRO E MARGHERITA, MICHAIL BULGAKOV)


Ciò che mi trattiene dallo scrivere un libro non è imputabile alla mia persona. Ma al Genio degli altri. E Bulgakov si può solo odiare a morte. Ci vuol coraggio a pensare di poter scrivere, pensare di poterlo fare per mestiere, col fiato del caro Michail sul collo.
E voi? Avete un libro del cuore?.
Fatemi venir voglia di comprare il vostro libro.
Io in cambio ve ne regalo uno. Come?

6 libri per 6 followers. Questo è quello che ho immaginato di fare per ringraziarvi e per augurarvi Buon Natale. Partecipare è semplice. Dovrete lasciare un commento sotto questo post, trascrivendo l’incipit, o un passo significativo, del libro che amate di più. Tra tutti i followers [anche quelli che vorranno aggiungersi] che avranno lasciato il proprio commento, sceglierò 6 vincitori. Potrete partecipare fino alle 14:00 del 13 dicembre, così avrò tempo per comunicare i miei preferiti e spedire i pacchi.
Questi i titoli che ho pensato:

Trilogia della città di K, Agota Krtistof
La città dei ladri, David Benioff
La casa degli Spiriti, Isabel Allende
La Mennulara, Simonetta Agnello Hornby
Una solitudine troppo rumorosa, Bohumil Hrabal
Il Maestro e Margherita, Michail Bulgakov.

Buona fortuna!

sabato 26 novembre 2011

Non tutti i mali... [?]


“Una boccata d’aria”. Così il quotidiano svedese Dagens Industri sigla in prima pagina l’uscita di scena del Cavaliere. Poche righe di commento e sullo sfondo uno sgargiante tricolore. Per una volta la stampa scandinava non le manda a dire. E, mentre il Ministro delle Finanze Anders Borg considera la “ritirata” benefica per l’economia del bel paese, il famoso vignettista Riber Hansson, ritrae l’immagine di un inedito Berlusconi-pesce boccheggiante in una vasca senz’acqua. Così a sorpresa, i giudizi più clementi sono quelli degli italiani. Di quei precari finiti in Svezia perché in Italia i sogni non prendevano forma. Dario. Un dottorato di ricerca e la valigia sotto il letto, ce l’ha fatta. Quando mi parla dei suoi successi sorride: “vuoi vedere che alla fine mi toccherà pure dire grazie?”.


Pubblicato su A, num. 48, dicembre 2011

domenica 20 novembre 2011

Qualcuno con cui correre ...


Siamo in troppi, sono in troppi. Troppi, Troppo simili. Che ci fanno tutti qui? Questo starsene in piedi, seduti, parlare. Non c’è neppure un tavolo da biliardo, delle freccette, niente. Semplicemente un gran cazzeggiare, perdere tempo, bere birra da boccali di vetro spesso… Ho messo a repentaglio la mia vita per questo? Urge che accada qualcosa. Qualcosa di grosso. La conquista di qualcosa, che ne so, di un edificio, una città, un paese. Dovremmo tutti armarci e conquistare dei piccoli stati. Oppure dovremmo organizzare dei tafferugli. Oppure no, delle orge. Ecco, ci dovrebbe essere un’orgia. Tutta questa gente. [...] Come possiamo starcene qui a parlare di nulla, invece di correre come un'unica fiumana di gente verso qualcosa, qualcosa di enorme, e ribaltarlo? Perché ci diamo la briga di venire qui in così gran numero, se poi non appicchiamo nemmeno un incendio e non facciamo a pezzi tutto quanto?

Dave Eggers, L’Opera struggente di un formidabile genio

E voi, cosa aspettate che accada?
Cosa aspettate nel farlo accadere?


Photo by Yee Whye Tuck

mercoledì 2 novembre 2011

oziosa* .. eppur di rado


Un bagno caldo senza schiuma e i capelli sciolti
e un respiro profondo.
Sott’acqua.
Approsimativamente dispersa.
La pioggia di novembre e le maree.
L’ultima bustina di the.
Liquido di oscillazione.
Mirtilli e fragole.
Diario Notturno {pag. 37}
Se non ci fosse Etta James.
I’d rether go blind.
Provate a capire.

venerdì 21 ottobre 2011

Una gita (al) verde


Quando scendo dal treno, la cosa che più mi sorprende è il silenzio. Il centro è a soli 10 minuti, eppure il traffico qui non risuona. Hammarby Sjostad per gli svedesi è un vanto. Convertire il distretto industriale nel quartiere ecologico più all’avanguardia del mondo non è da tutti. Gli autobus sono elettrici. L’acqua del lago Malaren e i pannelli solari sulle facciate delle abitazioni forniscono energia elettrica sufficiente. Mentre i rifiuti, riciclati o avviati a combustione, producono calore necessario per il riscaldamento domestico. Passeggio scalza sul pontile e penso a quanto mi piacerebbe vivere qui. Tutto è pulito, rinnovabile, sostenibile. L’unica cosa poco sostenibile è l’affitto medio di un appartamento. Qui essere al verde costa.



Pubblicato su A, num. 43, ottobre 2011

venerdì 7 ottobre 2011

Molto affamata, non abbastanza folle ...

Proseguiamo. Tutto è provvisorio. L’insegna del tempo è temporanea. Laddove vorrei essere soprattutto, sono invece assente. L’epoca ronza come un calabrone, in uno strano stato di non-sul-serio. L’incertezza se esistiamo o meno. Stabilmente. Realmente. Se abbiamo lasciato un solco. Il mondo batte i denti come in un attacco di malaria. Il sole tramonta, opalescente.



da Piotruś, di Leo Lipski
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